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...un occhio alle Camere (la vista, ma anche la rissa), ed uno all'Esistenza. Più qualcosa di mio.


Senato


7 giugno 2007

Piccoli frammenti della discussione di ieri sera


PRESIDENTE. Senatore Stracquadanio non si stanca a stare sempre in piedi? Si segga, per favore.

STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Mi stanco ad ascoltare bugie, Presidente!


DE GREGORIO (Misto-Inm). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, dinanzi al Paese, quest'oggi, vi è lo spettacolo di un potere definito dal generale Speciale con l'inquietante appellativo di regime, che non esita a commissariare il Comandante generale della Guardia di finanza e, quindi, a coprirlo di infamie dopo 46 anni di onoratissima carriera militare al servizio del Paese.
Vi è un metodo, noto a molti, tra cui al generale Speciale ma anche al generale Pollari, che utilizza quotidianamente l'aggressione dell'avversario come sistema e perfino la strategia del complotto come elemento inquietante per allargare un confronto politico privo di argomenti che non siano l'arroganza e la prevaricazione.


PETERLINI (Aut). Nelle Regioni di confine, cari colleghi - mi riferisco alla Valle d'Aosta, all'Alto Adige. Al Südtirol e al Trentino, è molto forte ed altamente punitivo il controllo fiscale. È di questa mattina la notizia che una azienda è stata chiusa dalla Guardia di finanza perché non aveva emesso scontrini per 59 euro. È stata chiusa perché momentaneamente non aveva la disponibilità della carta necessaria.

D'ONOFRIO (UDC). Mi sono ritrovato ad ascoltarla stasera e ritengo di poter dire senza difficoltà che lei si sia vergognato di quanto ha affermato poco fa al Senato della Repubblica. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN). Intendo dire che, probabilmente, non le era chiaro di non dover svolgere una relazione al Gruppo diessino o dell'Ulivo: lei doveva fare una relazione al Senato della Repubblica italiana. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN). Non so se abbia notizia del Senato della Repubblica italiana: si tratta di un'istituzione rappresentativa del popolo che non gradisce che il Governo della Repubblica insulti i rappresentanti del popolo.
Ella, in questo momento, al Senato della Repubblica ha riferito cose che abbiamo grande difficoltà a ritenere, non dico vere, ma verosimili, per una ragione molto semplice. Immagino le sia stato chiesto dal Governo della Repubblica di difendere contemporaneamente il vice ministro Visco ed il comandante generale Speciale. Lei ha capito che era una posizione impossibile, per cui ha difeso Visco e ha lasciato Speciale allo sbando, insultandolo, aggredendolo ed accusandolo di ogni nefandezza. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN).
Giustamente, è stato chiesto - dal collega Cutrufo, prima, e dal collega Castelli, dopo - come possa il Governo della Repubblica aver mandato alla Corte dei conti una persona così inadeguata come quella che lei ci ha descritto. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN e del senatore Stefani). Avete idea di cosa sia la Corte dei conti? Vi rendete conto che è un'istituzione dignitosa della nostra Repubblica e non una discarica in cui mandare tutte le fecce umane? (Vivi applausi dai Gruppi UDC, FI e AN). Si rende conto, Ministro, che lei, attaccando Speciale (come ha fatto stasera), ha di fatto insultato politicamente la Corte dei conti in modo drammatico?
Si rende conto che il popolo italiano, il quale sa che questo è il Governo che ha messo le mani nelle tasche degli italiani, ragionevolmente aveva un vice ministro Visco che ha tentato di mettere le mani sulla Guardia di finanza? Questo è il problema che abbiamo di fronte a noi: la gente crede che Visco ha tentato di usare la Guardia di finanza per fini di parte.
Ma si è chiesto, lei, perché c'è il vice ministro Visco, signor Ministro dell'economia? Ha capito perché in quel gigantesco assemblaggio di Ministri e Sottosegretari è stato messo accanto a lei, non so se proprio accanto, un po' sopra o un po' sotto, ma comunque in modo tale da esercitare un controllo nei confronti del Ministro dell'economia? (Applausi dai Gruppi UDC, AN e FI).
PRESIDENTE. Colleghi, cos'è questo rumore? Non siamo mica allo stadio! Contenetevi! Grazie.
D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente del Senato, mi permetto di richiamare un attimo la sua attenzione su un fatto. Ho cercato - senza successo fino ad ora - di avere il resoconto stenografico delle dichiarazioni del ministro Padoa-Schioppa al Senato: se risultasse vero ciò che mi sembra di aver ascoltato, pur nel clamore durante la dichiarazione del Ministro, che ha insultato il Senato della Repubblica, direi che non può il Governo insultare il Senato della Repubblica e il Presidente del Senato ha il dovere di difendere la dignità del Senato. (Applausi dai Gruppi UDC, AN e FI). Può criticare i senatori, ma il Governo non può mai dire quello che mi sembra che il ministro Padoa-Schioppa abbia detto. (Applausi dai Gruppi UDC, AN e FI).
PRESIDENTE. Debbo dirle che la seduta era un po' movimentata; non mi sono mosso da qui e insulti al Senato non li ho ascoltati. Vedremo.
PARAVIA (AN). Ci ha chiamato «scalmanati»! È un pagliaccio!
PRESIDENTE. Stia tranquillo, senatore Paravia.
D'ONOFRIO (UDC). Se il resoconto stenografico risulterà riportare frasi del ministro Padoa-Schioppa di insulto al Senato della Repubblica, in questo caso avremo modo di avviare un nuovo dibattito per insegnare al Ministro che esiste nel nostro sistema un rapporto tra Governo e Parlamento che non consente al Governo di insultare il Parlamento. Può darsi che il Ministro non lo sapesse, queste cose gliele spiegheremo, mica è una cosa difficile. Può darsi che, venendo dalla Banca d'Italia, avesse una conoscenza economica e non una conoscenza giuridica di questo tipo. Non è una cosa grave, essendo un Ministro tecnico è possibile che conosca una parte del suo mestiere e non tutto. Non è una cosa scandalosa. Stasera ha dimostrato, per esempio, di non conoscere per niente il diritto costituzionale, ma non è una cosa grave: il Ministro dell'economia, infatti, non è il Ministro delle riforme istituzionali, quindi la sua ignoranza totale la capisco. (Applausi dai Gruppi UDC, AN e FI).


MATTEOLI (AN). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il 3 luglio del 2002 l'onorevole Scajola si dimetteva da ministro perché un giornalista aveva carpito in ascensore una frase dello stesso Ministro. Il 18 febbraio del 2006 il senatore Calderoli si dimetteva da ministro perché aveva indossato un indumento non ritenuto consono dall'opposizione per un Ministro. Il 10 marzo del 2006 l'attuale senatore Storace si dimetteva da ministro per alcune illazioni riportate da giornali senza avere nemmeno ricevuto un avviso di garanzia; il ministro Storace non era nemmeno parlamentare. Tutti e tre, per non danneggiare il Governo di cui facevano parte.
Il vice ministro Visco, preso con le mani nel sacco nel tentativo di trasferire degli ufficiali con la complicità sua, signor Ministro, perché stavano indagando su imprese a lui vicine (leggi UNIPOL), oltretutto poco abile, perché nemmeno è riuscito ad ottenere il trasferimento degli stessi ufficiali, è rimasto al suo posto (Applausi dai Gruppi AN e FI). Per usare un termine militare, signor Ministro: fulgido esempio di attaccamento alla poltrona. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
Apprendiamo, inoltre, che il Governo è intervenuto per far sostituire il direttore dell'ANSA, dottor Magnaschi, perché si era permesso (udite! udite!) di dare la notizia dell'indagine da parte della Guardia di finanza nei confronti dell'UNIPOL.
I fatti sono noti: il generale Speciale è stato rimosso (anche su questo c'è poca chiarezza: c'è chi dice che non è stato rimosso, chi dice di sì) con un atto di prevaricazione improvviso proprio di un regime e da vittima è stato trasformato in colpevole: colpevole di non aver commesso il fatto. Mentre il Vice ministro è stato graziato per aver tentato di commettere il fatto e sanzionato con la semplice remissione temporanea della delega sulle Fiamme gialle, pagata la quale potrà ritornare senza colpo ferire a calcare la scena del delitto, ossia riavere il controllo sulla Guardia di finanza. (Applausi del senatore Amato). Roba, onestamente, da Repubblica delle banane (Applausi dai Gruppi AN e FI).
Con la sua compiacenza, signor Ministro, il Presidente del Consiglio ha tentato persino di comprarsi la dignità del generale Speciale, offrendogli in cambio un prestigioso incarico alla Corte dei conti. Gli italiani si sono fatti un'idea precisa sulla responsabilità del vice ministro Visco in questa gravissima e per certi versi inaudita vicenda, un'idea solida, fondata su dati e riscontri concreti sulla illegittimità commessa.



SCHIFANI (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa vicenda parte dal lontano 1997, quando l'allora ministro Visco provò già - era comandante generale della Guardia di finanza il generale Mosca Moschini - ad occuparsi di progressione di carriere ed impiego del personale della Guardia di finanza.
Ho qui una lettera del ministro Visco dell'epoca attraverso la quale chiedeva in punta di piedi, riconoscendo di non essere competente ad occuparsi di questa materia, di essere preventivamente informato di quello che avrebbe fatto il comandante generale dell'epoca. Quest'ultimo però, anch'egli con molto garbo, rispose che si trattava di materia di propria competenza e che lo stesso avrebbe informato il Ministro a cose fatte perché non si potevano accettare ingerenze dell'organo politico sull'impiego del personale della Guardia di finanza. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC).
Questo Governo, per la prima volta nella storia, decide di delegare i rapporti con la Guardia di finanza ad un proprio Vice ministro. Signor Presidente, non era mai successo; non ci sono precedenti anche perché credo che la norma sia chiara: la Guardia di finanza dipende esclusivamente dal Ministro dell'economia sotto il profilo funzionale. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC).
Il vice ministro Visco ripete l'azione del 1997 ma in maniera più invasiva, più forte, più impermeabile, tanto è vero che arriva ad una situazione di confronto duro con un galantuomo, il generale Speciale, che paga la colpa di avere difeso la Guardia di finanza dall'ingerenza di un potere politico. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC). Queste sono le lettere.
Il vice ministro Visco, che contesta al generale Speciale di avere comunicato troppo tardi gli atti di impiego del personale, arriva a scrivere che eventuali, ulteriori ipotesi di designazione dovranno avvenire solo all'esito di un preventivo e approfondito confronto sulle motivazioni delle stesse con l'autorità politica. Il vice ministro Visco, cioè, si arroga un potere, una potestà, una funzione che non ha per legge e che aveva riconosciuto di non avere per legge nel 1997. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC).
Per quanto riguarda gli atti del tentativo di decapitazione dei vertici della Guardia di finanza della Lombardia, signor ministro Padoa-Schioppa, ci aspettavamo di più da lei: lei è un grande economista, ma probabilmente non un perfetto politico, perché si è prestato a rendere voce ad un Governo che si è reso protagonista in questi giorni dell'atto più efferato contro la tenuta delle istituzioni del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI).




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22 febbraio 2007

Ieri pomeriggio, al Senato della Repubblica


PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Carrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 3, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

(Vivaci, reiterate proteste dai banchi dell'opposizione. Numerosi senatori dell'opposizione scendono verso il centro dell'emiciclo e inveiscono contro il senatore Zanone).

I senatori segretari sono pregati di controllare: i segretari, non gli altri! Colleghi, non vi muovete. Senatore Sodano, torni al proprio posto. Anche lei, senatore Zanone. Ognuno al proprio posto e seduti, per favore. (Scambio di invettive tra il senatore Zanone e alcuni senatori del Gruppo FI).

Colleghi, siamo in diretta, vi prego di stare fermi. Non faccio votare fin quando non abbiamo chiarito. Se non la smettete di sbraitare, non posso nemmeno fare i controlli. (Il senatore Viespoli si avvicina al banco della Presidenza per fare una segnalazione). Lasciate stare il senatore Rossi, per favore! Il senatore Rossi ha fatto una dichiarazione che abbiamo tutti ascoltato.

Vi prego di sedervi, mi è stato segnalato il problema e sono intervenuto. I senatori segretari controllino.

Dichiaro chiusa la votazione.

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

319

Senatori votanti

318

Maggioranza

160

Favorevoli

158

Contrari

136

Astenuti

24

Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Vivi applausi dai banchi dell'opposizione, i cui senatori si levano in piedi esultando. Alcuni senatori dell'opposizione lanciano giornali verso il centro dell'emiciclo).

Per favore, colleghi. Non va bene! Calmi, vi prego!

VOCI DAI BANCHI DELL'OPPOSIZIONE. A casa! A casa!

PRESIDENTE.Vi prego! Senatore Storace, aiuti la Presidenza!

CORO DAI BANCHI DELL'OPPOSIZIONE. Dimissioni! Dimissioni!

PRESIDENTE. Un momento, per favore.

MATTEOLI (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Su che cosa, senatore?

MATTEOLI (AN). Signor Presidente, non chiedo certamente la parola per commentare il voto: il Governo deciderà cosa fare. Chiedo la parola per rivolgerle un appello molto serio, che vale per un senatore della maggioranza, ora naturalmente opposizione, e vale per qualsiasi senatore di quest'Aula.

Il senatore è libero di votare come gli pare (Applausi dai Gruppi AN e FI) e non è possibile, in caso di un voto diverso dall'aspettativa di un partito o di un Gruppo, che un senatore venga aggredito da altri senatori. Questo non lo può consentire. Questo è ciò che si stava per verificare in quest'Aula.

Il senatore Viespoli, che è Segretario, è intervenuto, ma ci sono stati anche altri senatori che sono intervenuti per cercare di individuare chi non aveva votato, e non avevano titolo per farlo, perché non sono senatori Segretari. L'ha fatto Pasquale Viespoli, che ha titolo di farlo perché è segretario. Lei deve garantire la libertà di voto.

SODANO (RC-SE). E basta! L'ha già fatto!

MATTEOLI (AN). Non è la prima volta che accade. Non lo possiamo consentire. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

PRESIDENTE. La libertà di voto è un dovere per tutti. Resta fermo che quando il senatore segretario Viespoli, su mia richiesta, oltre ai due senatori segretari presenti al banco del Presidenza, è stato invitato a controllare, mi ha indicato la situazione. A quel punto il Presidente è intervenuto e si è subito risolta. Questa è la linea che seguiamo.

D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, intervengo per una precisazione. Ovviamente siamo lietissimi per il fatto che il Senato abbia negato la maggioranza al Governo e al ministro D'Alema. Dignità comporterebbe che D'Alema fuggisse dall'Aula e corresse al Quirinale.

Ma non è per questo che ho chiesto la parola. Ho ricevuto un messaggino improprio. Non c'è stato nessuno strappo dell'UDC in Aula. Abbiamo solo, con la nostra astensione, consentito che chi voleva mandare a casa il Governo si astenesse insieme a noi. Abbiamo concorso alla cacciata del Governo. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN).

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, sulla falsariga di quanto dichiarato dal collega Matteoli, anch'io devo segnalare un fatto assolutamente increscioso. Il senatore Rossi nella sua dichiarazione di voto, l'ho udito molto bene e comunque ciò è dimostrabile dal Resoconto, aveva detto che si sarebbe astenuto. Di fronte invece alle insistenze dei colleghi, non ha votato. Questo è molto grave. (Commenti dei senatori Tomassini e Paravia).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, seduti.

CASTELLI (LNP). Concludo dicendo al ministro D'Alema, che adesso non mi ascolta, che ha scuffiato. Pertanto credo che qui, in questo momento, di fronte al Senato, dovrebbe dichiarare che va al Quirinale a dimettersi. (Applausi dal Gruppo LNP).

STORACE (AN). Ma il Governo dov'è? Il Governo che dice?

SCHIFANI (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCHIFANI (FI). Signor Presidente, già prima di me il collega Matteoli aveva stigmatizzato i fatti che si sono verificati in Aula.

Vorrei fare una breve considerazione di carattere politico. Ho in mano uno dei più importanti quotidiani del Paese, con le dichiarazioni del ministro degli affari esteri D'Alema: «A casa se non c'è maggioranza». La maggioranza non c'è più. Ci attendiamo altrettanta coerenza. Non c'è più il Governo Prodi. Il Governo Prodi è caduto in quest'Aula così come gli avevamo promesso mesi orsono. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LNP e DC-PRI-IND-MPA).

MATTEOLI (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MATTEOLI (AN). Signor Presidente, il ministro D'Alema ha affrontato questa mattina il dibattito in quest'Aula con grande coraggio e con grande onestà intellettuale. Ha detto che avrebbe voluto verificare una maggioranza all'interno di quest'Aula, dopo che già ieri aveva dichiarato: «A casa se non c'è maggioranza». Nella replica, sfiorando l'arroganza, si è battuto affinché non arrivasse un voto da parte dei Gruppi dell'opposizione. D'Alema non ha ottenuto la maggioranza. In questo momento c'è solo un ministro di questo Governo che ha la maggioranza, il ministro della difesa Parisi. Ma Prodi e D'Alema non ce l'hanno. (Applausi dei senatori Tomassini e Amato).

PRESIDENTE. Va bene così, senatore Matteoli.

MATTEOLI (AN). Ma Presidente, se non lo dico in un'Aula parlamentare dove lo devo dire? Sono un senatore della Repubblica.

PRESIDENTE. Ma lo ha già detto. L'ha detto. Non lo ripetiamo.

MATTEOLI (AN). Non è vero.

STORACE (AN). Deve rispettare la maggioranza, che siamo noi.

MATTEOLI (AN). Signor Presidente, ho preso la parola precedentemente per un motivo diverso, perché mi aspettavo che il ministro D'Alema chiedesse di intervenire in quest'Aula dopo la relazione e la replica (con i toni che abbiamo sentito). Visto che non ha chiesto la parola, alcuni colleghi hanno domandato di parlare sul voto e lo stesso faccio anch'io. Prodi e D'Alema devono recarsi sul Colle, dal Presidente della Repubblica, perché al Senato non hanno una maggioranza in politica estera. È la seconda volta che cadono. Non è possibile continuare ad avere un Governo con queste caratteristiche. (Applausi dal Gruppo AN e dei senatori Carrara e Amato).

SALVI (Ulibo). Che dibattito è questo, Presidente!

BOCCIA Antonio (Ulivo). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA Antonio (Ulivo). Signor Presidente, ovviamente quello che è accaduto è sotto gli occhi di tutti. Quindi, è inutile fare commenti. Credo che non vi sia bisogno di nessuna sollecitazione. È nelle cose che il Presidente del Consiglio convochi il Consiglio dei ministri per fare una riflessione e prendere le sue decisioni. Ciò non toglie, Presidente, che i lavori del Senato possono continuare regolarmente. Non si capisce il motivo per cui un decreto tanto importante debba essere bloccato. (Proteste dai banchi dell'opposizione).

PRESIDENTE. Avevo già dato questa comunicazione.

STRACQUADANIO (DC-PRI-IND-MPA). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Di cosa vuole parlare? Sia breve, per favore.

STRACQUADANIO (DC-PRI-IND-MPA). Il telegiornale ha appena annunciato che il Presidente del Consiglio si è recato dal Capo dello Stato a presentare le sue dimissioni. Il Senato ha il diritto di saperlo in modo ufficiale e non dai telegiornali e di vedere fissato al più presto un calendario dei lavori conforme a questo passaggio politico-parlamentare. Non possiamo far finta di nulla, come ci chiede il collega Boccia.

PRESIDENTE. Non mi pare che il senatore Boccia abbia detto di fare finta di nulla.

STRACQUADANIO (DC-PRI-IND-MPA). Presidente, la pregherei di riunire la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi e solo dopo comunicare un calendario. (Il senatore Castelli fa cenno di voler intervenire).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la seduta.





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All'inizio doveva essere così:

Camere Con Vista Rissa
Una finestra dedicata alle risse (elegantemente rinominate bagarre) a Montecitorio e Palazzo Madama.
Poi ho pensato che un filino di attenzione anche alle cose buone di Parlamento poteva essere utile, e che quindi si poteva dare un'occhiata più approfondita ai lavori d'Aula.
Poi mi sono anche reso conto che scrivere solo delle risse (e anche delle viste) dei nostri degni rappresentanti sarebbe stato un filino troppo noioso, e quindi ci ho aggiunto anche cose della mia vita.
Poi le cose della mia vita sono cresciute, e i rappresentanti invece no.
...

Alla fine, è il mio blog.
...buona lettura...

(questo è il Falò di Sant'Antonio, costruito dal
glorioso gruppo dei Monelli della Motta, di cui
il sotto scritto fa orgogliosamente parte)


(questo è uno dei tanti trave-
stimenti assunti dal Capitan
Molestia nel corso della sua
opera, appunto, di molestatore)



(questo è uno dei tanti trave-
stimenti assunti dal sottoscritto
nel corso della sua opera di
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